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Pubblicato il 2 settembre 2026

Chablis vs Meursault: perché due Chardonnay di Borgogna non si somigliano affatto

Se vi versano alla cieca un Chablis e un Meursault, è molto probabile che non indoviniate mai che si tratta dello stesso vitigno. Eppure sono entrambi Chardonnay in purezza, coltivati a meno di 150 chilometri l’uno dall’altro, nella stessa regione amministrativa. Ed è proprio questo che rende il confronto così istruttivo: isola esattamente ciò che il suolo, il clima e le scelte di vinificazione possono cambiare su uno stesso vitigno.

Due stili agli antipodi

Un Chablis si riconosce in un sorso: teso, minerale, quasi sapido, con quella freschezza che dà l’impressione di mordere una pietra bagnata. Vi si ritrovano il lime, la mela verde, talvolta una nota di pietra focaia o di guscio d’ostrica. È un vino che quasi non passa mai per il legno nuovo: la tensione del frutto e del suolo deve restare intatta, senza che un affinamento troppo marcato venga ad arrotondarla.

Un Meursault, al contrario, è ampio, burroso, quasi rotondo in bocca. Vi si trovano la nocciola tostata, i fiori bianchi, talvolta un accenno di miele. Questa generosità deriva in gran parte dall’affinamento in barrique, spesso con bâtonnage delle fecce (si rimescola il vino in botte per rimettere le fecce in sospensione e guadagnare in struttura).

Da dove nasce una differenza simile?

Il suolo, innanzitutto. Chablis poggia su un sottosuolo di calcare kimmeridgiano, ricco di fossili marini vecchi di 150 milioni di anni — lo stesso tipo di suolo che si ritrova nel sud dell’Inghilterra, prova che la regione un tempo era ricoperta da un mare poco profondo. È questo calcare a conferire quella mineralità così caratteristica.

La posizione, poi. Chablis è isolata, a più di 100 chilometri a nord del resto del vigneto borgognone, con un clima più fresco e più continentale. Meursault, invece, si trova nel pieno cuore della Côte de Beaune, in un ambiente più temperato, più favorevole alla maturazione e all’ampiezza.

L’affinamento, infine. È probabilmente il fattore più determinante. Anche con uve identiche, un passaggio in barrique nuova con bâtonnage trasformerebbe uno Chablis in qualcosa che assomiglierebbe quasi a un Meursault — e viceversa, un Meursault vinificato solo in vasca d’acciaio perderebbe buona parte della sua identità.

Allora, quale scegliere?

Non è una questione di livello, ma di momento. Uno Chablis chiama le ostriche, i frutti di mare, una cucina iodata che ha bisogno di un vino vivo per tagliare. Un Meursault si abbina meglio a un pollame in salsa cremosa, a un pesce al burro bianco, o semplicemente a un piatto che ha bisogno di un vino capace di sostenere tanto quanto di accompagnare.

Il vero insegnamento di questo duello è che non esiste UNO Chardonnay borgognone: ce ne sono tanti quanti sono i terroir e le mani che li lavorano. È esattamente questo tipo di sfumatura che si impara a cogliere degustando alla cieca, regione dopo regione.

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